Maritime Security: dalla nave alla cyber security
Obiettivo del moduloRicostruire la nascita dell'ISPS Code dopo l'11 settembre 2001 e la sua adozione in ambito SOLAS, e riconoscere gli obiettivi che il Codice si pone.
Distinguere campo di applicazione, gerarchia e natura giuridica di SOLAS XI-2, Parte A e Parte B dell’ISPS Code, Regolamento (CE) n. 725/2004 e guidance di settore.
L'International Ship and Port Facility Security (ISPS) Code nasce come risposta diretta agli attacchi dell'11 settembre 2001, che hanno spinto la comunità marittima internazionale a introdurre un quadro di sicurezza specificamente dedicato alla protezione da atti dolosi, distinto dalla safety già disciplinata dall'ISM Code.
Il quadro nasce dalla Conferenza dei Governi contraenti alla SOLAS tenutasi a Londra dal 9 al 13 dicembre 2002, che ha creato il nuovo capitolo XI-2 — rinumerando in XI-1 il capitolo XI preesistente — e ha adottato il Codice. L'ISPS è entrato in vigore il 1° luglio 2004.
Il Codice si concentra sulla prevenzione di atti dolosi contro navi e impianti portuali. I §§1.2 e 1.3 della Parte A ne fissano obiettivi e requisiti funzionali in termini di security threats e security incidents: raccogliere e scambiare informazioni sulle minacce, mantenere protocolli di comunicazione, impedire l'accesso non autorizzato a navi, impianti e aree ad accesso ristretto, impedire l'introduzione di armi, dispositivi incendiari o esplosivi, disporre di mezzi per dare l'allarme, fondare i piani su valutazioni di sicurezza e assicurare addestramento ed esercitazioni.
È la distinzione da tenere presente per tutto il resto del corso. La Parte A è obbligatoria: contiene i requisiti che Governi contraenti, autorità portuali e compagnie devono soddisfare. La Parte B è raccomandatoria: fornisce le linee guida su come soddisfarli, e va «tenuta in considerazione» nell'attuazione. Molti dei numeri che si citano abitualmente come obblighi ISPS — a partire dalle frequenze delle esercitazioni — stanno nella Parte B, e diventano vincolanti solo se l'Amministrazione di bandiera li impone o se il piano della nave li recepisce.
La distinzione tra safety (sicurezza da eventi accidentali, disciplinata dall'ISM Code) e security (sicurezza da atti intenzionali, disciplinata dall'ISPS Code) è concettualmente netta, anche se in pratica i due sistemi di gestione si intrecciano e si sovrappongono a bordo.
L'ISPS viene spesso presentato come il quadro che governa anche la pirateria. Non lo è: il Codice non nomina la pirateria fra i propri oggetti, e le misure che una nave adotta in transito — pianificazione, hardening, citadel, reporting — vengono da un corpo di guidance separato, oggi consolidato nelle BMP Maritime Security, dalle circolari MSC dedicate e dai centri di reporting come UKMTO. Le due cose si toccano nell'SSP, ma hanno fonti diverse: cercare nell'ISPS l'obbligo di seguire le BMP significa non trovarlo.
Gerarchia applicabile. La Parte A contiene i requisiti obbligatori internazionali; la Parte B è guidance che i Governi contraenti devono considerare. Nell’Unione europea, però, il Regolamento (CE) n. 725/2004 rende obbligatori specifici paragrafi della Parte B, inclusi standard dell’SSP e frequenze di drills ed exercises. Occorre quindi leggere insieme SOLAS XI-2, Parte A, Parte B, diritto UE, regole di bandiera e SSP approvato.
Distinguere responsabilità, interfacce e limiti di CSO, SSO, PFSO, Comandante, Amministrazione e RSO, evitando di trasferire compiti fra nave, compagnia e port facility.
Il quadro ISPS si regge su tre figure chiave, ciascuna con un ambito di responsabilità distinto, che devono coordinarsi efficacemente per garantire la continuità della sicurezza dalla nave al porto.

| Ruolo | Ambito | Responsabilità principale |
|---|---|---|
| CSO — Company Security Officer | Terra, per l'intera flotta | Assicura SSA e sviluppo, approvazione, attuazione, mantenimento e modifica degli SSP delle navi identificate |
| SSO — Ship Security Officer | A bordo, per la singola nave | Implementazione dello Ship Security Plan (SSP); addestramento dell'equipaggio; segnalazione di incidenti |
| PFSO — Port Facility Security Officer | Presso l'impianto portuale | Sicurezza dell'impianto; coordinamento con le navi in arrivo/partenza |
Tabella 2.1 — I tre ruoli chiave del quadro ISPS.
Le criticità più comuni nel quadro ISPS non nascono dall'assenza dei ruoli, ma da un coordinamento insufficiente tra loro: un SSO che non comunica tempestivamente con il PFSO all'arrivo in porto, o un CSO che non aggiorna gli SSO su minacce emergenti, indeboliscono l'intero sistema anche se ogni singolo ruolo è formalmente presidiato.
Ruoli e deleghe. Il CSO assicura SSA e sviluppo, approvazione, attuazione, mantenimento e modifica degli SSP delle navi identificate: l’ISPS non istituisce un piano security di compagnia equivalente all’SSP. Il PFSO opera per una port facility. Una RSO può assistere nella preparazione di PFSA/PFSP ma non approvarli; se prepara SSA o SSP non deve approvare lo stesso piano. I sei compiti del §4.3 restano non delegabili.
Comprendere chi stabilisce i security level, come si applicano nelle interfacce ship/port facility e quali poteri restano al Comandante.
Il quadro ISPS definisce tre livelli di sicurezza crescenti, che determinano l'intensità delle misure da applicare a bordo e presso l'impianto portuale in base al livello di minaccia percepito.

| Livello | Implicazioni operative tipiche |
|---|---|
| 1 — Normale | Misure minime costantemente mantenute: controllo accessi, sorveglianza generale, verifica documentale |
| 2 — Intensificato | Misure aggiuntive per un periodo limitato: maggiore frequenza di ronde, restrizioni di accesso più severe |
| 3 — Eccezionale | Misure massime per un periodo circoscritto, in risposta a un incidente probabile o imminente |
Tabella 3.1 — I tre livelli di sicurezza e le loro implicazioni operative.
Il livello di sicurezza applicabile viene comunicato dall'Amministrazione di bandiera o dallo Stato costiero/portuale competente; la nave non decide autonomamente di innalzare o abbassare il livello, ma deve essere pronta ad applicare rapidamente le misure corrispondenti a ciascun livello, come previsto dal proprio SSP.
Chi decide il livello. L’Amministrazione fissa il security level della nave; in porto si applica il livello più alto eventualmente fissato dal Governo contraente competente. La nave e l’SSO applicano le misure comunicate, non dichiarano un nuovo livello. Il Comandante conserva la professional judgement e l’overriding authority della SOLAS XI-2/8 e può adottare misure temporanee necessarie, informando l’Amministrazione quando producono incoerenze con le istruzioni applicabili.
Ricostruire il ciclo di governance dalla SSA all’SSP approvato, distinguendo accettazione, approvazione, attuazione, riesame e accesso controllato alle informazioni sensibili.
Ogni nave soggetta al Codice deve disporre di uno Ship Security Plan (SSP), sviluppato a partire da uno Ship Security Assessment (SSA) che ne identifica le vulnerabilità specifiche.

A differenza di molta documentazione ISM, l'SSP contiene informazioni sulle vulnerabilità della nave che, se divulgate, potrebbero facilitare un atto ostile. Il Codice prevede quindi restrizioni sulla sua accessibilità, limitata al personale autorizzato.
Governance SSA–SSP. La SSA è documentata, riesaminata e accettata dalla compagnia. L’SSP che ne deriva è approvato dall’Amministrazione o da un RSO autorizzato e indipendente dalla sua preparazione, quindi attuato, provato e riesaminato. La riservatezza limita l’accesso alle sezioni sensibili, ma non sottrae tutto il piano ai controlli previsti dalla XI-2/9 e dalla Parte A.
Obiettivo del moduloRiconoscere quando si attiva il sistema di allarme di sicurezza della nave e quando serve una Declaration of Security fra nave e impianto portuale.
Distinguere finalità e gestione dello Ship Security Alert System dalla Declaration of Security e riconoscere le circostanze nelle quali una DoS può essere richiesta.
I moduli precedenti hanno definito chi risponde, a quali livelli e con quale piano. Restano due dispositivi che il quadro impone e che l’SSP deve saper attivare: uno tecnico, che serve quando la sicurezza della nave è già compromessa, e uno documentale, che serve nel momento in cui la nave e l’impianto portuale non stanno operando allo stesso livello.
Il Ship Security Alert System (SSAS) è imposto dalla regola SOLAS XI-2/6, con gli standard di prestazione della risoluzione MSC.136(76), come emendata dalla MSC.147(77). È il requisito più caratteristico dell’intero regime di security, ed è anche quello più frequentemente frainteso, perché fa l’opposto di ciò che un allarme normalmente fa.
| Il sistema di allarme di sicurezza | |
|---|---|
| Che cosa fa | Trasmette un allarme a un’autorità competente designata dall’Amministrazione di bandiera, identificando la nave, la sua posizione e segnalando che la sicurezza della nave è minacciata o è stata compromessa |
| Che cosa non fa | Non emette alcun segnale acustico o visivo a bordo; non allerta le navi vicine; non invia alcun segnale alle unità in zona. È un allarme covert per costruzione |
| Punti di attivazione | Almeno due, di cui uno in plancia e almeno un altro in una posizione immediatamente accessibile |
| Protezione contro l’attivazione involontaria | I punti devono essere progettati per non essere azionati per errore, ma senza chiave o codice che ne rallentino l’uso in emergenza |
Tabella 5.1 — Il sistema di allarme di sicurezza secondo la regola SOLAS XI-2/6.
| Nave | Entro quando |
|---|---|
| Costruita dal 1° luglio 2004 | Dotata fin dall’entrata in servizio |
| Costruita prima: navi passeggeri, comprese le unità veloci da passeggeri | Non oltre il primo survey dell’impianto radio successivo al 1° luglio 2004 |
| Costruita prima: petroliere, chimichiere, gasiere, bulk carrier e unità veloci da carico di 500 GT e oltre | Non oltre il primo survey dell’impianto radio successivo al 1° luglio 2004 |
| Costruita prima: altre navi da carico di 500 GT e oltre e unità mobili di perforazione offshore | Non oltre il primo survey dell’impianto radio successivo al 1° luglio 2006 |
Tabella 5.2 — Calendario di installazione del sistema di allarme di sicurezza.
La scelta di rendere l’SSAS silenzioso non è un dettaglio tecnico, è il punto. In uno scenario di dirottamento o di abbordaggio ostile, un allarme che squilla in plancia informa per primi coloro da cui ci si sta difendendo, e viene disattivato prima che serva a qualcosa. Da questa scelta discendono due conseguenze gestionali che ricadono interamente sulla compagnia. La prima: la catena di ricezione a terra deve essere reale e presidiata: qualcuno deve rispondere alle tre di notte, sapere quale nave è, e sapere chi chiamare. La seconda: il sistema va provato periodicamente, e ogni prova va concordata in anticipo con i destinatari dell’allarme — un test non annunciato attiva una risposta vera, con conseguenze proporzionate.
La Declaration of Security (DoS), disciplinata dalla Parte A §5 del Codice, è l’accordo scritto fra una nave e un impianto portuale — o fra due navi — su chi adotta quali misure di sicurezza, e per quanto tempo. È lo strumento che si usa quando l’interfaccia non è simmetrica: il §5.1 affida ai Governi contraenti la determinazione dei casi in cui è richiesta, valutando il rischio che l’interfaccia nave-porto o l’attività nave-nave pone a persone, beni o ambiente.

Il §5.2 elenca le circostanze in cui è la nave a poterne chiedere il completamento.
| Circostanza (§5.2) | Perché serve una DoS |
|---|---|
| La nave opera a un livello di sicurezza più alto dell’impianto portuale o dell’altra nave con cui si interfaccia | È il caso tipico: il divario di livello va colmato da qualcuno, e la DoS dice da chi e come |
| Esiste un accordo fra Governi contraenti su una DoS per certi viaggi internazionali o per navi specifiche | Obbligo che precede la valutazione della singola nave |
| C’è stata una minaccia o un incidente di sicurezza che coinvolge la nave o l’impianto portuale | Le misure ordinarie non sono più sufficienti a definire l’interfaccia |
| La nave si trova in un porto non tenuto ad avere e attuare un piano di sicurezza approvato | Manca la controparte pianificata: la DoS la surroga |
| La nave svolge operazioni nave-nave con un’unità non tenuta ad avere e attuare un SSP approvato | Stesso principio, applicato al trasbordo |
Tabella 5.3 — Le cinque circostanze in cui la nave può richiedere una Declaration of Security.
La DoS è completata, per la nave, dal comandante o dall’SSO, e per l’impianto portuale dal PFSO o, se il Governo contraente dispone diversamente, da altro organismo responsabile della sicurezza a terra (§5.4). Il periodo minimo di conservazione è fissato dai Governi contraenti per gli impianti portuali situati nel proprio territorio e dalle Amministrazioni per le navi di bandiera (§§5.6-5.7): non è un termine uniforme, va verificato caso per caso.
Nel Modulo 03 i livelli di sicurezza sono uno schema ordinato. La DoS è il punto in cui quello schema incontra la realtà di un porto che opera al livello 1 mentre la nave, per istruzione della propria Amministrazione, sta al livello 2. Da quel momento le misure aggiuntive non sono più «previste dall’SSP» in astratto: sono un elenco firmato da due persone con nome e cognome, con l’indicazione di chi fa che cosa e fino a quando. Ed è anche il documento che, in una ispezione successiva o dopo un incidente, dimostra che il divario di livello era stato riconosciuto e gestito, invece di essere semplicemente subito.
Due strumenti distinti. Uso e prova dell’SSAS seguono SSP approvato, istruzioni dell’Amministrazione e guidance applicabile: XI-2/6 non fissa una cadenza universale. La DoS può essere richiesta per cinque circostanze del §5.2 — livello più alto, incidente o minaccia, port facility non normalmente soggetta, interfaccia con nave non soggetta o ship-to-ship — non soltanto per un disallineamento dei livelli.
Distinguere il Continuous Synopsis Record previsto dalla SOLAS XI-1/5 dai record ISPS e individuare quali registrazioni devono essere protette e rese disponibili.
Il Continuous Synopsis Record (CSR) è un documento che accompagna la nave per tutta la sua vita operativa, riportando la storia della sua identità, proprietà e gestione, incluso ogni cambiamento di bandiera, proprietario, gestore o società di classificazione. Serve a garantire tracciabilità storica a fini di sicurezza. È emesso esclusivamente dall’Amministrazione di bandiera, si applica alle navi passeggeri e alle navi da carico di 500 GT e oltre impiegate in viaggi internazionali, ed è obbligatorio dal 1° luglio 2004.
È l’equivoco più comune su questo documento, e ha una conseguenza pratica: chi lo cerca nel Codice non lo trova. Il CSR discende dalla regola SOLAS XI-1/5, cioè dal capitolo XI-1, non dal capitolo XI-2 e non dall’ISPS Code. Nasce dallo stesso pacchetto di emendamenti del dicembre 2002 ed entra in vigore lo stesso giorno, ma è un obbligo autonomo, con un proprio regime di emissione e di modifica. Un ISSC scaduto e un CSR incompleto sono due carenze di natura diversa, sollevate su basi diverse.
| Documento | Funzione |
|---|---|
| ISSC — International Ship Security Certificate | Certifica la conformità della nave al Codice |
| SSP — Ship Security Plan | Piano operativo di sicurezza della nave (documento sensibile) |
| CSR — Continuous Synopsis Record | Storico di identità, bandiera e gestione della nave |
| Registro delle attività di sicurezza | Log delle attività ISPS svolte a bordo (esercitazioni, controlli, incidenti) |
Tabella 6.1 — Documentazione essenziale in ambito ISPS.
Record e CSR. La Parte A §10 richiede registrazioni di training, drills ed exercises; minacce, incidenti e breaches; cambi di livello; comunicazioni rilevanti; audit e riesami; revisioni di SSA/SSP; emendamenti; manutenzione, calibrazione e prova delle apparecchiature, SSAS incluso. Il CSR resta invece un documento autonomo della SOLAS XI-1/5, non un documento emesso dall’ISPS.
Spiegare il ciclo ISSC e Interim ISSC e distinguere verifica di certificazione, controllo SOLAS XI-2/9 e strumenti di verifica remota.
Il modulo precedente ha elencato i documenti. Questo riguarda il loro ciclo di vita: chi verifica la nave, con quale cadenza, quali poteri possono essere delegati a un soggetto privato e quali no, e che cosa succede quando in un porto qualcuno ritiene che la nave non sia conforme.
La Parte A §19 disciplina verifica e certificazione con uno schema che chi ha seguito il corso ISM riconoscerà: è lo stesso impianto del DOC e dell’SMC, applicato alla security.

| Verifica | Quando |
|---|---|
| Iniziale | Prima che la nave entri in servizio o prima del primo rilascio dell’ISSC: verifica completa del sistema di sicurezza e dell’SSP approvato |
| Intermedia | Almeno una, fra il secondo e il terzo anniversario del certificato |
| Aggiuntive | Nei casi determinati dall’Amministrazione |
| Di rinnovo | A intervalli non superiori a cinque anni |
Tabella 7.1 — Le verifiche dell’ISSC secondo la Parte A §19.
L’ISSC provvisorio ha una disciplina propria, e più stretta di quella del DOC provvisorio dell’ISM: vale al massimo sei mesi — o fino al rilascio del certificato definitivo, se anteriore — non può essere prorogato, e non può essere rilasciato consecutivamente quando ciò servirebbe a rinviare la piena conformità.
Cinque anni di validità, verifica intermedia fra il secondo e il terzo anniversario, provvisorio per le situazioni transitorie: lo schema è lo stesso già visto per la certificazione ISM, e questo aiuta a memorizzarlo. La differenza sta nel provvisorio. Il DOC provvisorio dell’ISM può arrivare a dodici mesi e l’SMC provvisorio è prorogabile di altri sei; l’ISSC provvisorio non è prorogabile affatto, e il Codice chiude esplicitamente la porta al rilascio in serie. Una nave che cambia bandiera o gestore ha sei mesi, non di più, per arrivare alla certificazione piena.
La Parte A §4.3 consente ai Governi contraenti di delegare a una Recognized Security Organization (RSO) parte dei propri compiti in materia di sicurezza — l’approvazione dell’SSP e le verifiche della nave sono tipicamente fra questi. Ma la delega ha un limite tassativo, ed è l’elenco di ciò che non può essere delegato.
| Non delegabile a una RSO (§4.3) |
|---|
| Fissare il livello di sicurezza applicabile |
| Approvare una valutazione di sicurezza di un impianto portuale e le sue successive modifiche |
| Determinare quali impianti portuali devono designare un PFSO |
| Approvare un piano di sicurezza di un impianto portuale e le sue successive modifiche |
| Esercitare le misure di controllo e conformità ai sensi della regola XI-2/9 |
| Stabilire i requisiti della Declaration of Security |
Tabella 7.2 — I sei poteri che restano allo Stato.
Leggendo l’elenco si nota una simmetria: tutto ciò che riguarda la nave — approvare l’SSP, verificare, certificare — è delegabile; quasi tutto ciò che riguarda l’impianto portuale e l’esercizio di un potere autoritativo non lo è. È una scelta coerente: il piano di una nave è un documento tecnico che un organismo qualificato può valutare, mentre fissare il livello di sicurezza di un Paese, decidere quali porti sono soggetti al Codice o fermare una nave sono atti di sovranità.
Il regime di controllo della security è distinto dal Port State Control ordinario, e vive nella regola SOLAS XI-2/9. Il presupposto è lo stesso del PSC — i clear grounds, cioè elementi che facciano ritenere la nave non conforme — ma la scala delle misure arriva più in alto.
| Misura | Effetto |
|---|---|
| Ispezione della nave | Verifica in loco delle misure di sicurezza applicate |
| Ritardo della nave | La partenza è sospesa fino alla rettifica |
| Fermo (detention) | La nave non lascia il porto |
| Restrizione delle operazioni | Comprese le operazioni commerciali in banchina |
| Limitazione dei movimenti in porto | Assegnazione a un ormeggio determinato o divieto di spostamento |
| Espulsione dal porto | La misura estrema: la nave viene allontanata |
Tabella 7.3 — Le misure di controllo e conformità della regola XI-2/9.
Prima dell’ingresso in porto, inoltre, alla nave possono essere richieste informazioni che il PSC ordinario non chiede: oltre ai dati dell’ISSC e del suo rilascio, l’elenco delle ultime dieci port facility visitate e le misure di sicurezza speciali o aggiuntive adottate in ciascuna, comprese quelle relative a eventuali operazioni nave-nave svolte nel periodo.
È la disposizione che coglie di sorpresa la prima volta, e ha una conseguenza documentale precisa. Il registro delle attività di sicurezza a bordo — quello che il modulo precedente elenca fra i documenti essenziali — non serve solo a dimostrare che le prove sono state fatte: serve a rispondere a questa domanda. Va quindi tenuto in modo da poter ricostruire, scalo per scalo, quale impianto portuale, a quale livello di sicurezza, con quali misure aggiuntive e se sono state svolte operazioni nave-nave. Un registro compilato per l’audit interno, ma non strutturato per scalo, obbliga a ricostruire dieci porti a memoria mentre l’autorità aspetta.
Controllo proporzionato. Le misure XI-2/9 non sono una scala automatica: dipendono da clear grounds, gravità e informazioni disponibili. L’espulsione è ammessa solo quando vi siano ragionevoli motivi per ritenere che la nave ponga una minaccia immediata e nessun altro mezzo appropriato. Le informazioni pre-arrival non equivalgono a un unico elenco standard. La MSC-MEPC.5/Circ.17 (2026) disciplina la valutazione dell’uso di metodi remoti nelle verifiche.
Collegare drills, exercises, familiarizzazione e qualifiche STCW alla corretta fonte normativa e al regime internazionale o unionale applicabile.
Come per la safety, anche la security richiede esercitazioni periodiche che mantengano l'equipaggio pronto a reagire efficacemente, e non solo formalmente consapevole delle procedure scritte.
È il punto in cui la distinzione fra le due parti del Codice diventa concreta. La Parte A, §13.4, impone soltanto che le prove siano svolte a intervalli appropriati, tenendo conto del tipo di nave, dei cambi di equipaggio, degli impianti portuali da visitare e delle altre circostanze rilevanti; il §13.5 chiede al CSO di partecipare a esercitazioni a intervalli appropriati. I numeri che tutti citano stanno invece nella Parte B.
| Attività | Cosa dice la Parte A (obbligatoria) | Cosa raccomanda la Parte B |
|---|---|---|
| Prove (drills) | §13.4 — «a intervalli appropriati» | §13.6 — almeno una ogni tre mesi; inoltre, se oltre il 25% dell’equipaggio è cambiato in una sola volta con personale che non ha partecipato ad alcuna prova su quella nave negli ultimi tre mesi, una prova entro una settimana dal cambio |
| Esercitazioni (exercises) | §13.5 — partecipazione del CSO «a intervalli appropriati» | §13.7 — almeno una per anno solare, con non più di 18 mesi fra l’una e l’altra |
Tabella 8.1 — Frequenze di prove ed esercitazioni: obbligo e raccomandazione a confronto.
La Parte A usa la formula «a intervalli appropriati»; il Regolamento (CE) n. 725/2004 rende però obbligatori nell’UE i §§B/13.6 e B/13.7. Fuori da quel perimetro vanno verificate le regole di bandiera e l’SSP approvato.
Gli emendamenti di Manila del 2010 alla Convenzione STCW hanno introdotto due regole distinte, con la VI/5 in vigore dal 1° gennaio 2008 e la VI/6 dal 1° gennaio 2012, che il quadro ISPS presuppone ma non contiene.
| Regola | A chi si applica | Cosa richiede |
|---|---|---|
| STCW VI/5 | Chi è designato Ship Security Officer | Certificato di competenza specifico |
| STCW VI/6 — compiti di sicurezza designati | Chi ha compiti di sicurezza assegnati nell’SSP, incluse le misure antipirateria | Addestramento dedicato e relativo certificato |
| STCW VI/6 — security awareness | Tutto il resto dell’equipaggio, in qualsiasi qualifica, senza compiti designati | Formazione o istruzione di consapevolezza security |
Tabella 8.2 — Le qualifiche security introdotte dagli emendamenti di Manila 2010.
Un equipaggio in cui solo l'SSO conosce realmente le procedure di sicurezza, mentre il resto del personale le ignora, è vulnerabile quanto un equipaggio senza SSP: la sicurezza reale richiede una consapevolezza diffusa, non concentrata in una sola figura.
Frequenze e qualifiche. La Parte A richiede intervalli appropriati; nell’UE i §§B/13.6 e B/13.7 sono obbligatori: drill almeno ogni tre mesi e nei casi di cambio equipaggio previsti, exercise almeno ogni anno solare con massimo 18 mesi fra due esercitazioni. La regola STCW VI/5 per SSO nasce dagli emendamenti 2006, in vigore dal 2008; Manila ha introdotto la VI/6, in vigore dal 2012.
Separare la SSA dell’ISPS dalla valutazione di minaccia e rischio del viaggio e usare fonti geografiche e operative aggiornate per decidere le misure BMP.
Alcune aree geografiche presentano storicamente un profilo di rischio security più elevato, richiedendo misure aggiuntive specifiche durante il transito. Queste misure non vengono dall’ISPS Code, che non le contiene: vengono da un corpo di guidance di settore, oggi consolidato nelle BMP Maritime Security, la cui prima edizione del marzo 2025 ha ritirato le BMP5 e riunito in un unico documento le guide regionali fino ad allora separate; l’aggiornamento del 2026 vi ha aggiunto una sezione sull’abbordaggio da parte di attivisti.
La Indian Ocean piracy HRA è stata rimossa il 1° gennaio 2023. Restano però VRA, corridoi, aree di minaccia e advisory dinamici pubblicati da autorità e coalizioni. Per ogni viaggio serve una voyage threat and risk assessment aggiornata, distinta dalla SSA ISPS che fonda l’SSP.

Il profilo di rischio delle diverse aree geografiche non è statico: evolve con la situazione politica, militare ed economica locale. Prima di ogni transito in un'area storicamente sensibile, è essenziale consultare gli avvisi aggiornati di organismi competenti (come UKMTO, IMB, o i bollettini della propria Amministrazione di bandiera), non affidarsi a informazioni datate.
Geografia dinamica. La specifica Indian Ocean piracy HRA è stata rimossa nel 2023, ma restano VRA, corridoi, aree di minaccia e advisory dinamici. BMP Maritime Security richiede una voyage threat and risk assessment aggiornata per ciascun viaggio: è distinta dalla Ship Security Assessment della Parte A §8 che fonda l’SSP.
Obiettivo del moduloRiconoscere il percorso di escalation di un evento di sicurezza e le responsabilità che l'equipaggio deve avere chiare in quel momento.
Applicare un modello di risposta coerente con SSP, autorità del Comandante e competenze delle autorità, senza trasformare una buona pratica in una sequenza normativa inesistente.
La capacità di reagire in modo ordinato ed efficace a un evento di sicurezza dipende dalla chiarezza del percorso di escalation e dalla familiarità dell'equipaggio con le proprie responsabilità in quel momento.

Risposta non lineare. Protezione di persone e nave secondo SSP e autorità del Comandante, comunicazioni a SSO/CSO/PFSO e autorità, eventuale attivazione covert dell’SSAS e misure fisiche possono procedere in parallelo. La nave non innalza autonomamente il livello. Evidenze, reporting e riesame post-evento seguono SSP, SMS e guidance applicabile; il debrief è buona pratica, non una sequenza prescritta dal Codice.
Integrare physical e cyber security distinguendo la base ISPS, il requisito ISM/SMS della MSC.428(98), la guidance IMO corrente e le IACS UR E26/E27.
La crescente digitalizzazione della nave rende sempre più labile il confine tra sicurezza fisica e sicurezza informatica: un accesso fisico non autorizzato può abilitare un attacco cyber, e un attacco cyber può avere conseguenze fisiche dirette.

La risoluzione IMO MSC.428(98), adottata dal Comitato per la sicurezza marittima nel giugno 2017, chiede alle Amministrazioni di assicurare che i rischi cyber siano adeguatamente affrontati nell'ambito del Safety Management System non oltre la prima verifica annuale del Document of Compliance della compagnia successiva al 1° gennaio 2021. Le implicazioni si estendono naturalmente anche alla pianificazione di sicurezza ISPS: un accesso fisico incontrollato a sale apparati o postazioni di controllo può rappresentare la porta d'ingresso più semplice per un attacco cyber, indipendentemente da quanto sofisticate siano le difese informatiche.
| Strumento | Natura | Da quando |
|---|---|---|
| Risoluzione MSC.428(98) | Gestione del rischio cyber dentro l'SMS dell'ISM Code | Prima verifica annuale del DOC dopo il 1° gennaio 2021 |
| MSC-FAL.1/Circ.3/Rev.4 | Linee guida IMO sulla gestione del rischio cyber marittimo — raccomandazioni di alto livello ed elementi funzionali | Revisione in vigore |
| IACS UR E26 — cyber resilience of ships | Requisito unificato di classe sulla nave come sistema | Navi contrattualizzate dal 1° luglio 2024 |
| IACS UR E27 — cyber resilience of on-board systems and equipment | Requisito unificato di classe sui singoli sistemi e apparati | Navi contrattualizzate dal 1° luglio 2024 |
Tabella 11.1 — Il quadro cyber applicabile: dalla gestione del rischio ai requisiti di progetto.
Per i primi anni l'unico obbligo è stato quello della MSC.428(98): trattare il rischio cyber dentro l'SMS, con la flessibilità tipica di un sistema di gestione. Le IACS UR E26 ed E27 cambiano la natura dell'obbligo. Sono requisiti unificati di classe, applicabili alle navi contrattualizzate per la costruzione dal 1° luglio 2024, e riguardano il progetto: segmentazione delle reti, controllo degli accessi ai sistemi di bordo, capacità di recupero. Per una compagnia questo significa che, sulle nuove costruzioni, la parte cyber non si scrive più solo in una procedura: si verifica in cantiere, e la classe la certifica.
Un equipaggio formato solo sulla sicurezza fisica tradizionale (controllo accessi, sorveglianza) ma privo di consapevolezza sui rischi cyber lascia scoperta una superficie di attacco crescente. La formazione di security awareness più efficace oggi integra entrambe le dimensioni.
Tre piani normativi. La MSC.428(98) tratta il cyber risk attraverso ISM/SMS e non modifica l’ISPS. La MSC-FAL.1/Circ.3/Rev.4 è la guidance IMO corrente. Le IACS UR E26/E27 sono requisiti di classe nel proprio campo di applicazione e non creano un certificato cyber universale.
Distinguere controllo security XI-2/9, PSC ordinario, vetting e ISM/SMS, riconoscendone interfacce senza confonderne autorità, certificati e conseguenze.
Come l'ISM Code, anche il quadro ISPS si intreccia con gli altri sistemi di controllo visti nei corsi precedenti.
| Sistema | Relazione con l'ISPS |
|---|---|
| Port State Control | Un ISSC scaduto o carenze security gravi possono comportare fermo della nave, analogamente a carenze ISM |
| Vetting | Alcuni programmi di vetting includono elementi di security nella propria valutazione (si veda TMSA, elemento dedicato alla maritime security) |
| ISM Code | I due sistemi condividono spesso infrastrutture documentali e canali di reporting a bordo, pur restando concettualmente distinti |
Tabella 12.1 — Relazione dell'ISPS Code con altri sistemi di controllo.
Sistemi coordinati, basi distinte. ISPS, ISM/SMS, SOLAS, STCW, controlli PSC e guidance di settore si incrociano ma non sono intercambiabili. Per navigare le conseguenze nel Port State Control è disponibile la mappa formativa PSC Easy Maps.
Obiettivo del moduloRiconoscere perché la security dipende dalla cultura organizzativa e quali comportamenti costruiscono una consapevolezza diffusa.
Collegare consapevolezza, compiti assegnati, familiarizzazione e fattore umano ai requisiti STCW e alle responsabilità operative previste dall’SSP.
Come per la safety, anche la security dipende in larga misura dalla cultura organizzativa: procedure scritte senza consapevolezza diffusa producono conformità solo apparente.
Un equipaggio che percepisce le procedure di sicurezza come un mero adempimento burocratico tenderà ad applicarle in modo superficiale proprio nei momenti in cui servirebbero di più. Spiegare il «perché» delle misure, non solo il «come», rafforza l'adesione reale.
Distinguere gli aggiornamenti già applicabili dalle proposte di revisione e valutare come minacce evolute incidano su guidance, assessment e procedure senza inventare nuovi obblighi ISPS.
Il quadro della maritime security continua a evolvere in risposta a minacce nuove ed emergenti.
Un piano di sicurezza redatto alcuni anni fa può non riflettere più adeguatamente le minacce attuali. La revisione periodica dello Ship Security Assessment, non solo la sua esistenza formale, è ciò che mantiene l'SSP realmente utile nel tempo.
Stato al 2026. MSC 111 ha sostenuto ulteriori valutazioni dell’ISPS rispetto a minacce evolute, ma non ha modificato il Codice né reso obbligatorie nuove misure. Rev.4 cyber, MSC-MEPC.5/Circ.17 e BMP Maritime Security 2026 sono sviluppi applicativi o di guidance, non emendamenti già incorporati nel testo obbligatorio ISPS.
| Sigla | Definizione |
|---|---|
| BMP | Best Management Practices — dal marzo 2025 BMP Maritime Security, guidance di settore in transito |
| CSO | Company Security Officer |
| CSR | Continuous Synopsis Record (SOLAS XI-1/5) |
| DoS | Declaration of Security (ISPS Parte A §5) |
| IMB | International Maritime Bureau |
| ISPS | International Ship and Port Facility Security Code |
| ISSC | International Ship Security Certificate |
| PFSO | Port Facility Security Officer |
| RSO | Recognized Security Organization (ISPS Parte A §4.3) |
| SSA | Ship Security Assessment |
| SSAS | Ship Security Alert System (SOLAS XI-2/6) |
| SSO | Ship Security Officer |
| SSP | Ship Security Plan |
| UKMTO | United Kingdom Maritime Trade Operations |
Elenco consolidato delle fonti citate. Aggiornato ad agosto 2026; consultare sempre il testo ufficiale in vigore e gli avvisi aggiornati per le aree a rischio.
| Fonte | Ambito |
|---|---|
| SOLAS capitolo XI-2 | Base normativa dell'ISPS Code: livelli di sicurezza, obblighi della compagnia, sistema di allarme di sicurezza (reg. 6), misure di controllo e conformità (reg. 9) |
| SOLAS regola XI-1/5 | Continuous Synopsis Record — capitolo XI-1, non XI-2 |
| ISPS Code, Parte A (obbligatoria) | §§1.2-1.3 obiettivi e requisiti funzionali; §4.3 organizzazioni di sicurezza riconosciute; §5 Declaration of Security; §13 addestramento, prove ed esercitazioni; §19 verifica e certificazione |
| ISPS Code, Parte B (guidance internazionale; overlay UE) | Guidance di attuazione; specifici paragrafi, inclusi B/13.6 e B/13.7, sono obbligatori nell’UE per il Regolamento (CE) n. 725/2004 |
| Conferenza SOLAS, Londra 9-13 dicembre 2002 | Adozione del capitolo XI-2 e del Codice; entrata in vigore 1° luglio 2004 |
| STCW, regole VI/5 e VI/6 | VI/5 per SSO dagli emendamenti 2006, in vigore dal 2008; VI/6 Manila per awareness e compiti designati, in vigore dal 2012 |
| Risoluzioni MSC.136(76) e MSC.147(77) | Standard di prestazione del sistema di allarme di sicurezza della nave |
| Risoluzione MSC.428(98) (giugno 2017) | Gestione del rischio cyber nell'SMS, non oltre la prima verifica annuale del DOC successiva al 1° gennaio 2021 |
| MSC-FAL.1/Circ.3/Rev.4 | Linee guida IMO sulla gestione del rischio cyber marittimo |
| IACS UR E26 ed E27 | Cyber resilience della nave e dei sistemi di bordo, per navi contrattualizzate dal 1° luglio 2024 |
| BMP Maritime Security (1ª ed., marzo 2025) | Guidance di settore consolidata contro pirateria e minacce in transito; sostituisce le BMP5 |
| UKMTO / IMB | Avvisi aggiornati e reporting; Voluntary Reporting Area |
| Guide to Maritime Security and the ISPS Code, edizione 2021 (IMO) | Compendio di risoluzioni e circolari in materia di maritime security |
| Codice di condotta ILO/IMO sulla sicurezza nei porti (2004) | Sicurezza dell'area portuale più ampia, a complemento dell'ISPS |
Questo corso è materiale didattico a scopo formativo e non costituisce certificazione professionale né titolo abilitante. Leggi le avvertenze complete.